Neanche una strada per Saul Bellow
venerdì 9 novembre 2007


“L’aria che veniva da tramontana era più asciutta di quella di levante. La sensibilità acuita di Herzog ne distingueva la diversità. In quelle giornate di quasi delirio e di pensieri disordinati a vastissimo raggio, correnti più profonde di sensazioni avevano acutizzato le sue percezioni, o gli avevano fatto instillare qualcosa di proprio nell’ambiente che lo circondava. Come se lo avesse dipinto con l’umidore e il colore presi dalla sua bocca, sangue, fegato, intestino, genitali. Ed era appunto con questi sentimenti commisti che aveva preso coscienza di Chicago, per più di trent’anni terreno familiare per lui. E con gli elementi della sua città, per mezzo di quella singolarissima arte dei suoi organi, creò una propria versione di Chicago. Dove i muri erti e le piastre deformate dall’impiantito dei quartieracci negri esalavano cattivi odori. Più giù, sempre a occidente, le industrie; l’indolente South Branch denso di acque di scolo e rilucente d’una crosta di melma dorata; i recinti per il bestiame da macello, deserti; i mattatoi, alti, rossi, in solitario disfacimento; e poi una monotonia lievemente ronzante di bungalow e di spennacchiati giardini pubblici; e vaste zone commerciali con grandi empori e negozi; e poi, i cimiteri… ” [tratto da Saul Bellow, Herzog, 2002, edizione speciale per la Repubblica pubblicata su licenza della Arnoldo Mondadori Editore SpA, traduzione di Letizia Ciotti Miller].
Nato nel 1915 a Lachine, nel Quebec, da genitori ebrei russi emigrati in Canada e trasferitisi poi a Chicago nel 1924, Saul Bellow era profondamente legato a questa metropoli americana, tanto da sceglierla come ambientazione privilegiata delle sue storie.
Chicago però non sembra ricambiare e, a due anni dalla sua scomparsa, nega qualsiasi tributo cittadino al vincitore del premio Nobel 1976 per la letteratura: né strade con il suo nome – magari nei pressi di Hyde Park, il quartiere in cui era cresciuto l’autore di The adventures of Augie March (1953) e di Herzog (1964) -, né statue, targhe o scuole.
Il motivo di tale rifiuto, stando a quanto risulta dal dibattito alimentato dal Chicago Tribune, risiede nell’accusa di razzismo rivolta a Bellow. Ma, al di là di alcuni brani incriminati, tale giudizio non potrebbe forse essere frutto di una lettura poco approfondita delle sue opere?
S.S.

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