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Archivio della Categoria 'Taccuino di Viaggio'

Impressioni d’Oriente (parte seconda)

mercoledì 4 novembre 2009

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Così scrisse lo storico cinese Sima Qian nel I sec a.C. (Memorie Storiche, cap. IV): Allora l’Imperatore parlò e disse: “Invierete 700.000 operai a lavorare alla mia tomba, scaverete il suolo fino all’affiorare dell’acqua, vi colerete del bronzo e sarò sepolto tra ori e pietre preziose. Costruirete balestre e frecce per impedire a chiunque di violare il mio riposo. Col mercurio si faranno oltre cento corsi d’acqua e grandi torce che dovranno restare accese per molto tempo. L’esercito dei miei guerrieri veglierà al mio capezzale in eterno”. Poi l’Imperatore morì. Quando la bara fu fatta discendere qualcuno disse che gli operai e gli artigiani che avevano lavorato alla tomba dell’Imperatore ne conoscevano i segreti e l’immenso valore dei tesori custoditi. Terminati i funerali fu fatta cadere la porta d’ingresso della camera mortuaria e vi furono chiusi all’interno tutti coloro che avevano lavorato alla tomba del Primo Imperatore. Essi non poterono più uscire.

Tale descrizione fu ritenuta fantastica da molti storici  e relegata al ruolo di leggenda; fino a quando, nel 1974, nei pressi di Lintong, un villaggio a nord-est di Xi’an, alcuni contadini portarono alla luce i primi reperti dell’esercito di terracotta posto a guardia del riposo del re, la cui tomba è stata localizzata, ma resta a tutt’oggi inviolata.

La città dei guerrieri, la scoperta archeologica più importante del XXI secolo, è definita da molti “l’ottava meraviglia del mondo”. I suoi guardiani, scolpiti nella pietra a grandezza naturale, sono armati di carri e cavalli. Nessun lineamento del volto è uguale all’altro, cittadini che traspirano umori e sentimenti, diversi stili di acconciature e perfino diversa suola delle scarpe. La città si estende per migliaia di chilometri quadrati, in eterna schiera. Si potrebbero trascorrere ore ad osservarla ed è come guardare una fotografia, come guardare l’oceano. E comprendere quante parole può dire ciò che sta in silenzio.
 
Elena Premoli

Impressioni d’Oriente (parte prima)

lunedì 14 settembre 2009

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Abbiamo il piacere di ospitare i testi e le immagini di Elena Premoli, la quale sta svolgendo un periodo di studi in Cina.
Elena ha partecipato ad un nostro corso organizzato a Milano nel maggio 2007.

Ci sono città che ti avvolgono, città che ti stancano, città che ti affascinano. Pechino ti compenetra perché sa renderti parte di sé, del suo instancabile fluire. Un formicaio di mille volti perché mille sono le persone, mille le strade, mille le automobili, mille le biciclette. Miliardi gli spazi e le distanze. Una città straziata dal continuo tiro alla fune di antico contro moderno, di pagode contro grattacieli, di giovani vestiti all’occidentale contro anziani che riflettono una Storia.

Quando ho alzato per la prima volta gli occhi contro il cielo era solo una densa coltre di fumo, ma ho scoperto che anche su Pechino sa brillare il sole e allora le insegne in caratteri colorati riflettono la luce; su Pechino sa soffiare il vento ed è buon auspicio liberare un aquilone e lasciarlo volare verso l’alto più alto possibile a contemplare la vita e ad esserne contemplato. (continua…)

Sulle strade di Parise

lunedì 31 agosto 2009

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A ottant’anni dalla nascita di Goffredo Parise (1929-1986) e in vista dell’intitolazione di una via della sua città, l’edizione 2009 di Libriamo si è svolta dal 28 al 30 agosto all’insegna dell’opera letteraria del grande scrittore vicentino.

Fra le iniziative in programma, grande successo hanno riscosso gli Itinerari Parisiani, passeggiate per il centro storico di Vicenza alla riscoperta dei luoghi narrati dall’autore de Il prete bello, con letture tratte dai suoi romanzi. A cura di Giulia Basso, con gli attori Matteo Balbo, Stefania Carlesso e Carlo Presotto.

S.S.

Moon Palace

mercoledì 12 agosto 2009

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“Era la seconda o terza sera che ci passavo e, del tutto casualmente, mi trovai in piedi tra le due finestre, disposto obliquamente rispetto a quella sulla sinistra. Girato leggermente lo sguardo in quella direzione, mi apparve improvvisamente visibile una fessura libera tra i due palazzi sul retro della casa. Ed ecco lì sotto la Broadway, nel suo tratto più ristretto e limitato, ma a contare era il fatto che tutta la zona a me visibile appariva riempita da un’insegna al neon, una fiammeggiante pira di caratteri azzurri e rosa che tracciava distintamente le parole MOON PALACE. Vi riconobbi l’insegna di un ristorante cinese che aveva sede nello stesso edificio, poco più in là, ma la forza dell’impatto con quelle parole coprì ogni possibile riferimento e associazione. Caratteri magici, sospesi là nel buio come un messaggio non proveniente da altrove se non dal cielo. Mi venne subito in mente lo zio Victor con il suo complessino [i Moon Men, nota mia], e in quel subitaneo istante di irrazionalità fui abbandonato da ogni paura. Mai avevo provato qualcosa di altrettanto improvviso e assoluto. Una stanza spoglia e sudicia si era convertita in un luogo di interiorità, in un punto cruciale di strani presagi e misteriosi eventi arbitrari. Continuai a tenere lo sguardo fisso sull’insegna del Moon Palace, finché piano piano capii che ero arrivato nel posto giusto, che quell’appartamentino era veramente il luogo dov’ero destinato a vivere.” [tratto da Paul Auster, Moon Palace, Einaudi 1997, traduzione di Mario Biondi].

Capita che un’insegna, evanescente stella cometa nella jungla della città, getti d’un tratto luce sulle ombre dei nostri dubbi, indicandoci nuove prospettive di cammino sulla base dell’interpretazione di segnali promettenti.
Perchè non coglierli, se è proprio questo che ci aiuta a sopravvivere?

S.S.

Racconti di Roma in versi (Testamento di un mendicante)

lunedì 13 luglio 2009

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Testamento di un mendicante
di Daniele Colasimone

A voi tutti,
che passate veloci
sui marciapiedi della mia casa
e strusciate appena al
limitare del sonno,
che benevoli vi fermate, e un soldo,
rame al cesto quasi vuoto,
posate,
o che sdegnosi scartate il mio corpo
già gonfio del vostro disgusto.
A voi ragazze dei quartieri più ricchi,
che trilli di risa appena celate
ai corsi versate,
e oro custodite gelose
tra le catene dei vostri capelli,
a voi platani stanchi, che per anni
mi donaste dolcissimo riparo dagli agosti
silenziosi
e d’inverno,
caldo scuotersi di rami al cuore.
A te fiume, filo ocra attraverso la cruna dei ponti,
a voi rovine dei Cesari,
cupole dei Papi.
A voi tutti,
lascio una fedele coperta di lana.